La nostra storia

Grassa e dotta: Bologna e il Master in Storia e cultura dell’alimentazione

 

A Bologna, il cui contributo alla cultura gastronomica è noto per il passato e tuttora evidente, l’Università non è rimasta inerte: anzi, vanta alcuni primati. Proprio qui è stato creato, nel 2000, il primo insegnamento europeo di Storia dell’alimentazione e, nell’a.a. 2002/03, hanno avuto inizio le lezioni del primo Master che guardi al cibo inserendolo in un discorso culturale ampio: pur non prescindendo dagli aspetti economici e tecnologici, l’accento è stato posto sulla valenza storica, sociale, politica. Culturale, appunto.

Fondatore e artefice di questa visione innovativa è stato Massimo Montanari, primo titolare dell’insegnamento e primo direttore del Master in Cultura dell’alimentazione, rapidamente trasformatosi in Storia e cultura dell’alimentazione grazie all’apporto di colleghi di altre discipline afferenti a quelle che si definiscono nel loro complesso “scienze umane”. Per una lunga fase il Master ha coinvolto università di diversi Paesi europei – Francia, Spagna, Belgio – tuttora legate da interessi comuni in questo fertile campo. Se attualmente il Master è rientrato in una dimensione nazionale, più adatta alle figure professionali che intende formare, quell’apertura non è mai venuta a mancare. I contatti costanti con colleghi di altri Atenei in Italia e all’estero e, al tempo stesso, la rete degli studenti diplomati che hanno proseguito i loro studi o il loro cammino professionale mantenendo un discorso avviato nel periodo della loro formazione e mai interrotto, hanno permesso al Master di arricchirsi con nuovi spunti e idee. Diretto da Antonella Campanini, risulta tuttora unico nel suo genere, nell’ambito di un panorama universitario dove i master che fanno riferimento al cibo sono in costante crescita ed espansione. Insomma, con il suo Master Bologna (la dotta) si pone, all’interno degli studi alimentari (la grassa), come centro pulsante di un discorso dove il cibo non è solo quello che incontriamo dai campi alla tavola, ma anche e soprattutto una chiave di lettura che aiuta a comprendere l’uomo e la sua storia.