Ruoci Song

1 edizione (a.a. 2022/23)

Partiamo da oggi: di cosa ti occupi attualmente? 

Sono iscritta a un dottorato su Dante all’Università di Bologna. Accanto alla ricerca filologica, porto avanti alcuni progetti di Digital Humanities dedicati allo studio computazionale dell’intertestualità dantesca.

 

Qual era il tuo background quando ti sei iscritta al Master e come si è sviluppato il tuo percorso professionale dopo aver concluso il corso?

Quando mi sono iscritta al Master, frequentavo ancora la laurea magistrale in Italianistica all’Università di Bologna. Era il primo anno in cui era possibile la doppia iscrizione e ho deciso di cogliere questa possibilità.

Nel 2023 ho concluso sia la laurea magistrale sia il Master, poi ho iniziato un PhD in Italianistica a Cambridge. Sono stata anche finalista per la Gates Cambridge Scholarship, forse anche grazie al profilo interdisciplinare costruito durante il Master.

Dopo la partenza della mia supervisor da Cambridge, il mio percorso di dottorato lì si è interrotto. Ho quindi deciso di tornare a Bologna, dove nel 2026 ho ricominciato il mio percorso di dottorato su Dante.

Il Master è stato una specie di linea laterale rispetto alla mia formazione filologico-letteraria e sono molto contenta di averla seguita. Dopo il Master ho continuato a lavorare soprattutto su Dante, mantenendo vivo l’interesse per i metodi quantitativi e psicometrici.

Ho presentato alcuni lavori di linguistica computazionale in workshop collegati a LREC-COLING e ICWSM. La formazione ricevuta durante il Master continua a confluire nel mio lavoro, soprattutto nelle situazioni in cui esperienze complesse vengono compresse e trasformate in forme linguistiche o non linguistiche per poter essere comunicate.

 

Tirocinio, Project Work ed elaborato finale: raccontaci l'esperienza che hai vissuto. 

Il mio Project Work riguardava la valutazione e la validazione della versione cinese del Bilingual Aphasia Test (BAT). È stata la prima volta in cui ho lavorato direttamente con metodologie e materiali di assessment clinico e l’ho trovata un’esperienza molto stimolante.

La mia esperienza personale della neurodiversità mi ha resa particolarmente sensibile, nella lettura di Dante, ai momenti di indicibilità e ineffabilità e alle forme di arresto della parola che possono essere descritte, in senso poetico, attraverso la categoria dell’afasia.

Il Project Work mi ha permesso di avvicinarmi allo stesso tema dall’altro versante, quello clinico, studiando l’afasia come disturbo del linguaggio. È stato interessante partire da una questione incontrata nei testi letterari, osservarla nella sua dimensione patologica e tornare poi a Dante con strumenti e domande nuove.

 

Un consiglio, una riflessione o un messaggio per chi sta valutando di intraprendere questo percorso...

Consiglierei il Master anche a chi viene dall’ambito umanistico. Per chi ha una formazione puramente umanistica, è raro avere l’occasione di formarsi seriamente anche in ambito clinico; secondo me, uno degli aspetti più preziosi del Master è proprio il fatto che non escluda chi proviene da questo tipo di percorso.

Il Master mi ha dato nuovi strumenti per guardare al linguaggio, nei testi e nella vita quotidiana, e ha arricchito anche il mio modo di leggere Dante.

Come persona neurodivergente, ho trovato sorprendente vedere esperienze che conoscevo nella vita quotidiana diventare oggetto di studio e di descrizione. Credo che un’esperienza diretta della neurodivergenza, accompagnata da una preparazione teorica, possa offrire un contributo importante alla ricerca e alla comunità.

 

[intervista realizzata a giugno 2026]